sabato 2 febbraio 2013
Asamoah: La Juve, nonostante l'appannamento, è sempre la più forte. Fighting spirit e game plan i suoi segreti.
Nella saletta riservata alle interviste one to one arrivano con calma - i due Asamoah. Gyan, che è andato a giocare negli Emirati e nei ritagli di tempo fa il rapper, entra ciondolante, allegro e un po’ eccessivo, ed è impossibile fare a meno di guardargli i capelli tagliati, acconciati e dipinti in modo da far risaltare sulla chioma il numero 3. Dietro la rockstar, Kwadwo: un sorriso timido, la voce inizialmente molto bassa (rotto il ghiaccio si alzerà), più che un giocatore pare un seminarista. Ma il vero leader del Ghana, anche se il linguaggio del corpo suggerirebbe il contrario, è lui.
Domani (oggi, ndr), nel primo quarto di finale della Coppa d’Africa, affrontate Capo Verde, che è avanzato sorprendendo a ogni partita. Teme che abbiano in serbo qualcosa anche per voi?
«Spero di no, ma ormai non si muovono più nell’ombra. Sappiamotutti che sono bravi. Credo però che il Ghana sia migliore: nella dimensione africana ha la solidità di una grande tradizionale, tipo Italia o Germania in Europa. Quelle che vanno sempre lontano».
Pensa di vincere la coppa?
«Penso che la finale sarà Ghana-Costa d’Avorio, una grandissima gara aperta a ogni risultato. Siamo qui per vincere».
Un anno fa lei disputò la Coppa d’Africa da giocatore dell’Udinese. Ora lo fa da giocatore della Juventus. E’ cambiato qualcosa nel modoin cui i compagni la guardano?
«Beh, è successo prima, già nelle eliminatorie mondiali di settembre. Molti complimenti, pacche sulle spalle, le solite battute "facci fare bella figura", "portami con te". Scherzose, ma con un fondo di verità. In questi anni tutti qui abbiamo sognato il grandissimo club: se riuscissi a sfruttare questa chance, aprirei la strada ad altri».
Siete seccati con Boateng, che anziché raggiungervi per la coppa ha preferito restare col Milan?
«No. Per i motivi che le spiegavo prima, c’è comprensione e solidarietà fra noi. Abbiamo capito, rispettiamo Prince».
Nelle gare viste fin qui ha giocato sia da terzino sinistro che da mezzala. Preferisce uno dei due ruoli?
«Premesso che gioco dove serve, e posso farlo sempre perché la resistenza è una mia qualità, mi piace il ruolo disegnatomi da Conte, esterno in una squadra che difende a tre. Lo prediligo perché amo attaccare, penetrare dalla corsia l’area avversaria. I terzini di una "quattro" devono rientrare precipitosamente; gli esterni di una "tre" possono prima rifiatare, dietro non sono mai sguarniti».
Decide lei quando partire, o è Conte dalla panchina a «muoverla»?
«Io trovo che la forza della Juventus sia riassumibile in due punti, e uso le parole inglesi per spiegarmi meglio. Fighting spirit non ha bisogno di traduzione: in quello spogliatoio l’ho respirato fin dal primo giorno. Non è che qualcuno in particolare sia venuto a dirmi "qui si tirano fuori gli attributi", è un’evidenza immediata e stop. Il secondo punto si chiama game plan, e non so quanti allenatori lo preparino con la scrupolosità di Conte. Parlo proprio di un piano strategico, cosa fare, quando farlo, come farlo, con chi farlo. Decido io quando partire, per rispondere alla sua domanda, ma nel game plan è già tutto scritto».
L’incaricato di governarlo in campo è ovviamente Pirlo.
«Beh, quando ho un dubbio guardo lui e seguo la sua indicazione. L’ho ammirato per anni, nel Milan e nell’Italia. Non sono tipo da smancerie, ma devo dire che giocargli al fianco è un privilegio».
Ha seguito le ultime prove della Juve? C’è stato più di un passo falso. Dovuto a una preparazione specifica per la Champions?
«Non lo so, io sono via da Natale, ma non credo. E’ chiaro che gli obiettivi non si scelgono, ma si inseguono tutti».
Forse pensavate, come tanti di noi peraltro, che lo scudetto-bis fosse già in ghiaccio.
«No, alla Juve non si ragiona così. E comunque credo che, malgrado questo appannamento, la Juve in Italia sia ancora la più forte».
E in Champions?
«Spero di perdermi l’andata col Celtic, perché vorrebbe dire essere arrivato alla finale di Coppa d’Africa. Poi, però, conto su un filotto di gare europee che duri fino a maggio. Contro Chelsea e Shakhtar mi sono divertito da pazzi, e ho capito che anche se non siamo la squadra più forte, batterci è un’impresa durissima».
Fonte: GdS (articolo a firma di Paolo Condò)
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