Guai a sottovalutare il Celtic, chiedere al Barcellona per credere... Ma guai, anche, ad eccedere in timori o paranoie. Vuoi nei confronti della squadra, che pure è arcigna ed organizzata al punto giusto, vuoi nei confronti dello stadio - il Celtic Park - che pure si annuncia una bolgia (infernale, e nessuno se ne abbia a male...). Gianluca Vialli , esperto di Juventus ma anche di stadi (e atmosfere) d’Oltremanica, non ha dubbi di sorta in tal senso: «Bisogna tornare indietro nel tempo, a fine Anni 60, per un Celtic campione d’Europa, quando sconfisse l’Inter. Fascino e fama del club, tuttavia, sono ancora ad alti livelli pure in Italia: ecco perché la gara di Glasgow assume grande importanza. I bianconeri, giocatori e tifosi, avranno modo di assaporare appieno l’atmosfera scozzese. Però non credo che i ragazzi di Antonio Conte risulteranno intimoriti dall’ambiente, dal calore del Celtic Park: loro, come tutti i calciatori italiani, sono abituati a giocare in certe situazioni calde, accese. Anzi, credo che si caricheranno ulteriormente e troveranno maggiori stimoli».
MOTIVAZIONI Il discorso di Vialli, ai cronisti dello “Scottish Sun”, effettivamente trova riscontro anche nei fatti, nei risultati più recenti. Basti pensare allo scivolone (o scivolino...) in cui i bianconeri sono incappati nel Parken Stadium di Copenaghen mezzo vuoto, davanti agli appena 20 mila spettatori su 40 mila posti: un 1-1 pallido che sembrava dovesse compromettere il cammino in Champions. E pensare, di contro, alla grande impresa compiuta poche settimane prima a Londra, al debutto in Champions League contro i campioni in carica del Chelsea: da 2-0 a 2-2, con una grande reazione guidata da Arturo Vidal e Fabio Quagliarella . A fine gara furono gli stessi calciatori juventini a spiegare quanto abbiano influito, sulla prestazioni, gli stimoli ambientali.
EFFETTO SORPRESA Un ulteriore piccolo grande vantaggio in favore della Juventus: «Il successo rimediato recentemente contro il Barcellona ha ovviamente galvanizzato i calciatori del Celtic e dà loro fiducia circa la possibilità di bissare la grande impresa. Di contro, però, fa sì che ora non possano più contare sull’effetto sorpresa: Conte non sottovaluterà l’impegno, sa che i biancoverdi possono rappresentare una grande minaccia, dunque si organizzerà di conseguenza».
BUON ESEMPIO Anche se, bene inteso, pure il tecnico scozzese Neil Lennon ha dimostrato di avere qualità e carisma, spessore. S’annuncia infatti di grande interesse la sfida nella sfida tra i due strateghi/motivatori. Così simili, peraltro, per trascorsi e caratteristiche. «Erano due centrocampisti guerrieri in campo - prosegue Vialli -, ora sono due giovani allenatori tra i più importanti e promettenti del panorama internazionale». L’uno, Conte, è stato capitano della Juventus e vi ha giocato dal 1991 al 2004. L’altro, Lennon, è stato capitano del Celtic e vi ha giocato dal 2000 al 2007. «Entrambi hanno il Dna dei club in cui allenano. Sono due simboli. Anche Pep Guardiola , quando era al Barcellona, era così. Tutti sanno che loro due stanno lavorando non soltanto per il denaro e per la gloria, ma anche per questioni di cuore, di sentimenti, di senso di appartenenza. Questo rappresenta un valore aggiunto: quando esortano a “dare il massimo per i tifosi”, quando spingono a “dare tutto per la maglia che si indossa”, beh, hanno un appeal speciale con i loro giocatori che sanno che non si tratta di parole dette così per dire... Sanno, anzi, che nessuno meglio di Conte o Lennon in quel momento sappia cosa significa dare tutto per la Juventus o il Celtic».
COMPETENZA Non è, però, soltanto questione di carisma e di senso di appartenenza. Sottolinea ancora Vialli: «Beh, se non avessero anche qualità non sarebbero durati molto in panchina. Il feeling con la piazza può aiutare all’inizio, poi subentrano anche altre qualità. Antonio ha dimostrato grande competenza: ha preso decisioni intelligenti, ha sistemato i calciatori a sua disposizione nei posti giusti. Ha dato alla Juventus un gioco moderno e divertente, che non ha nulla a che fare con lo stereotipo della classica squadra italiana che pensa innanzitutto a difendersi. Ecco perché credo che la Juventus sia nelle condizioni di non dover temere nessuno».
Fonte: Tuttosport (articolo a firma di Fabio Riva)








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